Postilla sull’attenzione

Lettura di un minuto
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Dopo i primi incontri di autoformazione sulla poesia, organizzati alla Scuola Frisoun sotto la guida di Sara Honegger, Maria Boli e Gianni Zagni, abbiamo messo a fuoco una banalità: l’attenzione è un elemento fondamentale per comprendere la poesia e, al tempo stesso, lo sforzo di leggere poesie consente di addestrare l’attenzione come poche altre pratiche. Per questo ci sono tornate in mente alcune pagine molto originali di Simone Weil Sul buon uso degli studi scolastici in cui in sostanza la filosofa francese sostiene che l’attenzione necessaria agli studi e agli esercizi scolastici, anche quando noiosi e ripetitivi, rappresenta una fondamentale palestra per rinforzare quell’attenzione di cui necessita anche l’amore di Dio. Leggendolo ci si imbatte in due passaggi che troviamo molto interessanti anche per chi lavora (o milita) nel sociale. Le parentesi quadre all’interno del testo sono della redazione. Si legga l’estratto fino in fondo, che l’apparente passaggio mistico iniziale non tragga in inganno:

“Del resto non è solo l’amore di Dio che ha per sostanza l’attenzione. Della stessa sostanza è fatto l’amore per il prossimo, e noi sappiamo che si tratta del medesimo amore. In questo mondo gli sventurati non hanno bisogno di altro che di uomini capaci di rivolgere loro la propria attenzione. Tale capacità di prestare attenzione a uno sventurato è cosa molto rara, molto difficile; è quasi un miracolo; è un miracolo. Quasi tutti coloro che credono di possederla non ce l’hanno. Il calore, lo slancio del cuore, la pietà non sono sufficienti.

[…]

La pienezza dell’amore per il prossimo è semplicemente la capacità di domandargli: ‘Qual è il tuo tormento?’ È sapere che lo sventurato esiste non come elemento di un insieme [migrante, subalterno, proletario, rifugiato…], non come esemplare della categoria sociale che porta l’etichetta di ‘sventurati’, ma in quanto uomo, esattamente tale e quale noi, un uomo che un giorno è stato colpito dalla sventura con il suo marchio inimitabile [sventura che non può essere di per sé il nascere in un paese diverso da quelli del cosiddetto primo mondo]. Per questo motivo saper posare su di lui un certo sguardo è sufficiente ma indispensabile.”

Attesa di Dio, Adelphi, p. 199-200

Touki Bouki

Touki Bouki

Articolo scelto dalla redazione.

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