In mancanza di attenzione

14 Febbraio 2026

All’inizio dell’anno, la compagnia di teatro “Sotterraneo” ha portato al Teatro Troisi di Nonantola Overload, uno spettacolo rutilante, pieno di trovate divertenti, in alcuni passaggi perturbante, sul tema dell’attenzione: uno scrittore famoso prende parola, tenta di cominciare un monologo, qualcosa di simile a un flusso di coscienza, ma viene interrotto in continuazione da link improvvisi, contenuti extra, pop-up, che il pubblico può contribuire ad attivare e che creano un sovraccarico di informazioni e di istruzioni tale da provocare il blocco del sistema, un “overload”, appunto. Solo il ricontattamento con la realtà determinato dall’ improvvisa entrata in scena della morte sbloccherà l’inceppamento permettendo che la storia trovi compimento.
Dopo aver visto Overload con alcuni degli adolescenti della Scuola Frisoun (sì, lo spettacolo è intelligente, profondo, complesso, ma godibile anche da parte di chi non ha frequentazione assidua con il teatro), abbiamo intrattenuto una breve corrispondenza con Daniele Villa, drammaturgo e co-regista della compagnia toscana, proprio sul senso del finale.
Sabato 21 febbraio 2026, i Sotterraneo torneranno a Nonantola con lo spettacolo L’angelo della storia, premio Ubu 2022. (TB)

Daniele,
grazie per l’incontro e lo spettacolo di ieri sera. Molto bello, intelligente ed emozionante. Estendi i nostri complimenti al resto della compagnia.
Una domanda: intuiamo il senso dell’ultimo inquietante quadro (il viaggio di ritorno della compagnia e l’incidente in autostrada), nel quale i tempi si dilatano a dismisura e con ironia, anche macabra, ricontattano lo spettatore con la realtà della morte (contro l’irrealtà della Rete che domina la prima parte dello spettacolo). Ma ti volevamo chiedere di scriverci “tre righe tre” del processo che in fase di costruzione dello spettacolo vi ha portato a ideare quella scena. Perchè inserire, in chiusura di opera, quell’incidente mortale? Un incidente che mette in scena la vostra morte?
Un caro saluto,
la redazione di TB

Cara redazione,
direi che la vostra interpretazione dell’ultima scena è più che coerente col nostro pensiero! Quando ci capita di fare matinée per le scuole e i ragazzi ci chiedono il significato di qualcosa solitamente ci rifiutiamo di rispondere, facciamo un breve “pippone” sull’opera aperta di Eco e rigiriamo la domanda: “secondo voi cosa significa?” Diteci voi se è pedagogicamente corretto… 
Ma mi chiedevate dei processi con cui arrivano e si concretizzano le idee e quello beh, è sempre misterioso e imprevedibile. Si tratta di un’intuizione venuta fuori addirittura all’inizio della produzione, una cronaca in presa diretta di una distrazione letale, poi però l’avevamo accantonata perchè la ricerca ci portava da tutt’altra parte, con l’ipertesto e il susseguirsi di “pop-up”. Una volta montata un’ora di spettacolo, fino alla dichiarazione di Wallace “mi impicco”, questa idea è saltata fuori di nuovo come possibile “ribaltamento” di tutto lo spettacolo, una sorta di rovescio realistico dove tutta la dimensione 2D, ultrapop e rumorosa dell’ora appena trascorsa defluisce e lascia emergere un elemento 3D (pseudo)autobiografico, che tocca gli stessi temi ma da tutt’altra prospettiva. Ci abbiamo lavorato e abbiamo visto che questo scarto ci piaceva, compresa la sensazione iniziale di straniamento che può produrre la domanda: “e adesso questo cosa c’entra?”, la cui risposta emerge battuta dopo battuta.
Ecco, spero d’averti risposto, sebbene in nove-righe-nove…

Grazie del pezzo di Weil, l’ho letto in macchina nel viaggio di ritorno, decisamente collegato allo spettacolo e mi avrebbe fatto benissimo leggerlo da ragazzo, quando ero un cazzone con 3 in metà delle materie. Rimango però purtroppo ancora adesso incapace di abbracciare tecniche fideistiche, tranne per il calcio (continuare a tifare Fiorentina come se potesse davvero un giorno vincere qualcosa).
Porteremo a Nonantola L’Angelo della Storia l’anno prossimo, magari possiamo riorganizzarci per una chiacchiera coi tuoi studenti.
Intanto ancora grazie dei doni, buon lavoro a scuola (questa è una fase in cui ce n’è più bisogno che mai) e a presto
Un abbraccio
Daniele
Sotterraneo

Grazie della premurosa e dettagliata non-risposta, che apre a nuove domande e pone nuove questioni: quindi sì, pedagogicamente ineccepibile 😉
Sulla Weil, non ti far trarre in inganno: lei ha militato nel sindacalismo rivoluzionario, ha partecipato alla Guerra di Spagna nelle file anarchiche, era sorella e si nota, di uno dei più importanti matematici del Novecento… La sua religiosità non era incompatibile né con la ragione né con la politica radicale. E anche il brano che ti ho fotocopiato, sebbene sembri apparentato alla pedagogia nazista (studia indipendentemente dall’obbiettivo e dal piacere) mostra la somiglianza tra la “verticalità” della religione e quella dell’arte, per il tramite dell’attenzione… 
Grazie ancora per lo scambio e speriamo ci siano presto altre occasioni di incontro. 
Buon lavoro e buona vita a te e al resto della truppa,
la redazione di TB

Touki Bouki

Touki Bouki

Articolo scelto dalla redazione.

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