Le stelle fisse

Un estratto del Tesoretto dell'Amico di casa renano
26 Giugno 2024
Robert Crumb, The Book of Genesis, 2009

Ciò che è stato detto finora sulle stelle fisse può essere in parte visto e riconosciuto coi nostri stessi occhi. Ma l’occhio dell’intelletto vede più lontano dell’occhio del corpo.

In primo luogo, le stelle fisse sono così lontane da noi che non esistono più mezzi per calcolare la loro distanza inaudita. Nota bene: la stella fissa a noi più vicina è senza alcun dubbio Sirio o Canicola, anche lei ben conosciuta al signor parroco. Ciò viene dedotto dalla sua grandezza e dallo splendore meraviglioso che la distingue da tutte le altre stelle. Detto questo, dev’essere 27.664 volte più lontana da noi del Sole, perché se fosse più vicina lo potremmo sapere, e una palla di cannone sparata su Sirio dovrebbe volare alla stessa velocita per più di 600.000 anni prima di raggiungere la Terra. E ci sarebbe ancora molto altro da dire. Ma questo basti, altrimenti il benevolo lettore non ci crederà più. La stessa distanza che separa Sirio dalla Terra la separa all’incirca anche dal Sole; qui non sono certo un paio di milioni di miglia a contare.

In secondo luogo, Sirio, che malgrado la distanza incalcolabile ci appare pur sempre così grande e getta su di noi una luce cosi splendente, dev’essere dalle sue parti estesa almeno quanto il Sole, anzi molto più estesa ancora, è quindi essa stessa un sole raggiante e grandioso. Non ci può essere sbaglio. Ma se abbiamo motivo di credere che Sirio dalle sue parti sia un sole abbiamo anche motivo di ritenere che tutte le altre stelle fisse lo siano. E se ci appaiono tanto più piccole, è solo perché sono tanto più distanti da noi. Tutte però risplendono della propria luce eterna; altrimenti da dove la riceverebbero?

In terzo luogo, la distanza del nostro Sole da Sirio ci serve ora come parametro ipotetico per vedere quanto disti un sole o una stella da un’altra. Infatti, se tra il nostro Sole e il sole Sirio c’è uno spazio che una palla di cannone non riuscirebbe a coprire nemmeno in 600.000 anni, si può ben supporre che anche gli altri soli distino tra loro altrettanto, fino ai limiti estremi della Via Lattea, dove essi luccicano così minuscoli e vicini l’uno all’altro che un qualche centinaio ci fa a malapena l’effetto di una macchiolina di nebbia che potremmo coprire con una moneta del Baden da sei Kreuzer. Anche una mente perspicace ne rimane esterrefatta.

E se ora, in quarto luogo, riflettiamo su tutto ciò, non si direbbe proprio che queste stelle infinite, e tanto più quelle che nemmeno riusciamo a vedere ad occhio nudo, siano state create solo per noi e perché l’almanacchista, in cambio dei soldi del lettore, possa scriverne qualcosa. Come quando durante un pellegrinaggio ci si trova a pernottare in una città sconosciuta, e per la prima volta si guarda fuori dalla finestrella della camera, a destra e a sinistra per più di 20 case, e si vedono ancora ardere tanti lumi come quello che rischiara anche la nostra cameretta. Gentile pellegrino, quei lumi non sono accesi per te, perché nella tua cameretta tu abbia qualcosa di allegro da vedere, ognuno di essi illumina una stanza e c’è gente che legge il giornale o le preghiere della sera, oppure fila e lavora a maglia, o gioca a carte, e il bambino fa un esercizio di matematica sulla regola del tre semplice.

Similmente, la gente assennata pensa che laddove risplendono così distanti da noi (e perfino tra loro stessi) tanti innumerevoli soli radiosi, debbano esistere per ciascuno di questi anche pianeti e corpi terrestri che ricevono luce, calore e gioia dal proprio sole, come i nostri pianeti dal nostro Sole, e che su di essi debbano abitare creature vive e intelligenti, come quelle della nostra Terra, che godono della luce celeste e pregano il loro creatore, e che se di notte dovessero alzare lo sguardo al cielo splendente, chissà, forse vedrebbero anche il nostro Sole come una piccola stellina, ma di certo non vedrebbero la nostra Terra e non saprebbero niente della guerra in Austria e della vittoria turca nella battaglia di Silistria [combattuta durante la guerra fra Russia e Turchia, dal 1806 al 1812, ndr]. Quelle creature non vedono la bellezza della nostra Terra, quando la primavera in fiore e le farfalle riempiono alberi e siepi, e noi non vediamo la bellezza della loro primavera celeste. Ma lo spirito divino e onnipotente che ha acceso tutte queste luci e che regge nelle sue mani tutte le schiere dei corpi celesti, vede sorridere il bambino nel grembo materno, e piangere la sposa per la morte del suo sposo, e abbraccia la Terra e il cielo e tutti i cieli dei cieli con amore e misericordia. […]


Tratto da Johann Peter Hebel,
Tesoretto dell’Amico di casa Renano, Quodlibet 2019. QUI alcune notizie sull’autore e sul suo almanacco, una delle principali fonti di ispirazione del nostro Touki Bouki.

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