Ci guardano – L’estate di Kikujiro

27 Settembre 2026

L’estate di Kikujiro (Giappone, 1999) funziona come contrappunto comico del cupissimo dittico di film sulla malavita giapponese che Kitano ha diretto negli anni precedenti, Sonatine nel 1993 e Hana-bi nel 1997, in quella che è la decade più fortunata della sua carriera. Il lirismo e la performatività ludica che connotano sempre storie e personaggi di questo regista sembrano trovare una forma serena, (quasi) priva della violenza catartica ed estetizzante che caratterizza il filone dei suoi film di gangster. Ma a ben vedere, la continuità sul piano della forma come dei contenuti è prevalente rispetto all’elemento di variazione implicito nella scelta di fare una commedia di buoni sentimenti incentrata sull’amicizia tra un bambino bisognoso di affetto e Kikujiro, piccolo criminale di mezza età nonché adulto molto inadeguato. A ben vedere, anche in questo film scopriamo un mondo disperato, in cui ai protagonisti resta un piccolo margine d’azione e di sviluppo morale per compensare una lacerazione insanabile prima della morte.

Stavolta la follia degli adulti si denuncia non tanto nel loro strabordare parossistico, quanto nel silenzio e nella solitudine che essi lasciano in eredità ai figli. Più spesso è allusa e suggerita, secondo le procedure ellittiche consuete in questo autore, basate sull’introduzione di giochi e piccoli sabotaggi in una teoria sorvegliata di campi e controcampi, che spesso preferisce il campo lungo e il dettaglio per produrre i suoi significati e costruisce una poetica dell’inquadratura fissa. È proprio il deserto affettivo in cui i personaggi sono immersi ad amplificare la carica liberatoria delle invenzioni comiche di Kitano e le emozioni simpatetiche suscitate dal personaggio di Kikujiro con il suo tentativo di accompagnare il piccolo coprotagonista, Masao, un bambino diverso dai bambini di Charles Laughton e di Louis Malle. Il suo itinerario non è una fuga ma una ricerca. Anche lui ci guarda, ma non vuole giudicarci: prova a riconoscerci, si apre alla pietà.

(QUI la prima, QUI la seconda, QUI la terza parte)

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