La terra trema

24 Aprile 2023
"Sala dei Giganti" a Palazzo Tè, Mantova.

Quando la mattina del 6 febbraio ho saputo del terremoto in Turchia, ho ripensato agli altri terremoti della mia vita. Questa volta l’ho “sentito” da lontano: adesso vivo con la mia famiglia a Ravarino, in provincia di Modena, a quasi 3mila chilometri di distanza. Si è trattato di un terremoto molto forte e distruttivo di magnitudo 7.8 con epicentro a Gaziantep. Con i primi raggi del sole ci siamo resi conto delle dimensioni del disastro, molti edifici sono crollati e molte persone sono rimaste intrappolate sotto il crollo. Mentre i soccorsi erano in corso, a mezzogiorno circa, nove ore dopo il primo terremoto, si è verificata la seconda scossa. L’intensità è stata poco più bassa e l’epicentro questa volta è stato a Elbistan (nella provincia di Kahramanmaraş).
Gli esperti dicono che sono probabilmente le due scosse più forti mai avvenute in Turchia negli ultimi duemila anni e in assoluto quelle più forti registrate sulla terraferma. A oggi, secondo le stime ufficiali, i morti sono stati poco meno di 58mila, di cui oltre 50mila in Turchia e oltre 7mila in Siria.

Il 14 agosto del 1996 ero a Konakli, il mio villaggio natale, vicino a Çorum, e avevo 12 anni. Allora c’era ancora il comune a Konakli, poi piano piano molte persone sono andate a lavorare a Çorum perché da noi potevi solo fare il contadino o l’allevatore. Prima c’erano le scuole elementari e medie. Adesso c’è solo una maestra che gestisce 5 classi. Non ci sono più bambini e insieme alle scuole se n’è andato anche il comune. Il terremoto è arrivato alle 6 del mattino, stavo dormendo. Dopo un paio d’ore un’altra scossa. Eravamo tutti fuori, io, la mia famiglia e i nostri vicini. Non ci sono stati morti, ma abbiamo avuto molta paura. La nostra vecchia casa è stata danneggiata, ma non è crollata.

La casa di Konakli, costruita dal nonno prima che mio padre nascesse, con paglia e fango.

Abbiamo montato la tenda sul rimorchio del trattore e abbiamo vissuto lì dentro per un mese. Il nonno era cieco e non voleva entrare in casa perché se succedeva qualcosa non poteva scappare. Pioveva molto in quel periodo ed era più sicuro stare sul trattore che per terra. I primi giorni non capivo bene ed ero preoccupata, poi piano piano la paura è passata e mi sono divertita con i miei fratelli a fare quella strana vita.

Mi sono sposata nel 2007 e un anno dopo ho raggiunto mio marito che viveva a Nonantola già da cinque anni. Quando il 20 maggio del 2012 c’è stato il terremoto di Modena mia figlia Gulsima aveva quasi due anni. La prima scossa ha tirato verso le 4 di notte. Quella notte abbiamo dormito in macchina, nel parcheggio di via del Macello, vicino al Comune, insieme ai turchi che abitavano lì vicino. Siamo rimasti a casa per una settimana poi il 29 maggio ha tirato la seconda scossa. Questa volta abbiamo comprato delle tende e con tutti i turchi di Nonantola abbiamo fatto un accampamento al parco della Pace. Eravamo circa dieci famiglie e trenta persone. Abbiamo vissuto al parco per due settimane. Ricordo che sono venuti anche dei giornalisti dalla Turchia e hanno intervistato Emel, una compagna della Scuola Frisoun, e la madre di mio marito.
Vivere in tenda con una bambina piccola era complicato, ma vivere insieme agli amici era divertente. Tutte le donne, ogni giorno cucinavano insieme. Ogni giorno era come una grande riunione, come una festa: molte chiacchiere durante il giorno, i bambini giocavano liberi, dopo cena prendevamo il tè e i ragazzi giocavano a carte fino a tardi. Abbiamo dormito poco e chiacchierato molto in quelle settimane.

Nel 2014 sono tornata in Turchia e per sette anni non sono più tornata in Italia. Volevo far studiare Gulsima e Nursima, che adesso ha otto anni, in Turchia. E poi anche mio marito pensava di prendere una casa, finire di pagare i debiti e tornare in Turchia. Ma poi ogni anno mancava qualcosa e alla fine sono tornata io in Italia, due anni fa, insieme alle mie figlie.

Non sono mai andata nelle città colpite dal terremoto di quest’anno, ma conosco molte persone che abitano là. Anche un prof. molto bravo di Gulsima, abita ad Antiochia, ma per fortuna non ha avuto grandi perdite. Un nostro amico che abita a Cavazzona, vicino a Castelfranco, è di Pazarcik, esattamente a metà tra gli epicentri delle due scosse. Lui ha perso tanti parenti e amici e gli è crollata la casa. Gestisce uno dei migliori kebab della provincia. Ogni tanto andiamo da lui a mangiare un kebab e a fare due chiacchiere.

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