Vusta di San Matteo dall'alto

Cartoline da Lima #2

Arianna Piccinini, volata a Lima alcuni mesi fa per un'esperienza di servizio civile internazionale, firma una seconda cartolina dal Perù per i redattori e gli studenti della Scuola Frisoun. Tema: l'attivazione e la partecipazione della comunità locale nel monitoraggio dell'inquinamento delle terre e dell'acqua.

Ciao Frisouniani,

come state? Cosa mi raccontate di nuovo?

Oggi vorrei parlarvi di una gita di due giorni che, insieme a Javier, referente del progetto che sto svolgendo qui a Lima, ho trascorso a San Mateo de Huanchor, provincia di Huarochirì, cittadina di qualche migliaio di abitanti che si trova nella Sierra Andina. È una comunità che possiede ricchezze naturali e uno straordinario bagaglio storico-culturale e si trova a 3.185 metri sul livello del mare.

La comunità conta attualmente più di cinquemila abitanti, organizzati attraverso comunità contadine che si occupano di allevamento e agricoltura. Sin dall’epoca coloniale, a San Mateo l’estrazione intensiva di risorse naturali si è rivelata un grande affare, con metalli come piombo, rame e zinco. L’attività mineraria è di grande importanza economica per l’intero paese, rappresentando attualmente almeno il 65% delle esportazioni totali del Perù, fattore che ha portato i governi che si sono succeduti nel tempo a concedere varie agevolazioni fiscali, normative e ambientali alle imprese minerarie.

Questo fenomeno ha ridotto le garanzie di tutela delle popolazioni indigene e delle comunità contadine che si trovano a dover affrontare alti livelli di contaminazione da metalli pesanti del suolo, delle acque e dell’aria.

Il 23 e 24 novembre scorsi, presso la sala parrocchiale di San Mateo, ho potuto partecipare all’incontro di sorveglianza e monitoraggio ambientale della regione. L’obiettivo è stato quello di comprendere l’importanza del monitoraggio e della vigilanza ambientale partecipata come meccanismo di prevenzione, e anche per promuovere la formazione dei supervisori ambientali nelle diocesi coinvolte, valutando la creazione di commissioni e tavoli di dialogo sul tema.

Ma che cos’è il monitoraggio ambientale? Si tratta di misurazioni che vengono effettuate con una certa frequenza nel tempo, le quali permettono di valutare la qualità dell’acqua. Con un contenitore pulito si raccoglie un campione di acqua corrente e lo si utilizza per misurare differenti parametri come il PH, il livello di ossigeno presente, la durezza dell’acqua, ecc… Si tratta di indicatori generici, che non possono segnalare in maniera diretta la presenza di veleni o metalli pericolosi per l’uomo. Ma è possibile desumerla indirettamente. Ad esempio, se la presenza di vermi di un certo tipo tra i macro invertebrati raccolti nel letto del fiume supera una certa percentuale, questo vorrà dire che la materia organica presente nell’acqua è elevata, segno di un probabile scarico di acque reflue nelle vicinanze. In questo modo le comunità rurali possono tenere sotto controllo i livelli di contaminazione dell’acqua autonomamente e documentare la situazione.

L’acqua dei fiumi, soprattutto per contesti rurali difficilmente raggiungibili, è un bene prezioso e vitale: le stesse provviste in certi periodi dell’anno faticano ad arrivare e queste zone si autosostengono con quello che la terra offre loro. Inoltre, tradizionalmente, le comunità sono abituate a consumare l’acqua senza che questa subisca trattamenti.

Il programma si è articolato in due parti: mercoledì 23 novembre sono stati esposti alcuni dei principi fondamentali della sorveglianza e del monitoraggio ambientale grazie alla condivisione e allo scambio delle diverse esperienze che ogni diocesi ha potuto apportare e anche grazie al contributo del team AMAS, il supporto della Rete “Muqui” e del CEAS, organismi che operano in varie aree sociali attraverso azioni di advocacy e pressione politica.

Rappresentante della provincia di San Mateo de Huanchor al lavoro. L’obiettivo dell’incontro era rappresentare la provincia con un disegno e indicare le zone con il maggior livello di inquinamento del suolo e dell’acqua, le zone incontaminate e gli sviluppi storici: quando le imprese hanno iniziato a operare nella zona, come ha risposto la comunità e che percezione si ha oggi del problema.

Nella seconda giornata, giovedì 24 novembre, i partecipanti hanno sperimentato l’attività di monitoraggio ambientale per effettuare due distinte misurazioni. Il primo campionamento è stato effettuato nel “Rio Blanco”, bacino di Yuramayo, e il secondo nel “Rio Rimac”: si è poi proceduto alla raccolta dei dati ottenuti e alla conseguente elaborazione delle informazioni raccolte. La prima misurazione ci ha permesso di constatare che l’acqua del “Rio Blanco” è pressoché incontaminata, mentre la seconda misurazione ci ha mostrato che il “Rio Rimac” presenta parametri preoccupanti, anche se, proprio perché non si tratta di esami specifici, non si può constatare con certezza se pericolosi per la salute. La seconda misurazione è stata effettuata nelle vicinanze di uno scavo minerario.

Questo incontro ha rappresentato un importante momento di dialogo tra le organizzazioni sociali, le istituzioni e le equipe pastorali partecipanti. Questi momenti di apprendimento teorico e pratico sono essenziali affinché ogni comunità sviluppi i propri strumenti per difendere e proteggere la terra nelle aree rurali, nonché esercitare i propri diritti civili, sociali e politici.

L’impegno delle comunità nei processi di monitoraggio delle loro acque e del loro territorio è un potente strumento nella lotta contro una supervisione statale quasi nulla (come spesso accade nei contesti lontani dalla città) e rilevanti implicazioni negative per la salute umana e ambientale. Da questo approccio partecipativo e indipendente, lo sviluppo di processi di sorveglianza può creare ponti per stabilire un dialogo con le autorità, i funzionari pubblici e i funzionari delle società minerarie in modo che riorientino le loro attività e i loro interventi in modo più appropriato e tempestivo.

Cosa pensate di queste iniziative? Le ritenete importanti o siete dell’idea che sarebbe più utile agire in un’altra maniera?

Fatemi sapere, potrebbe essere molto utile raccogliere nuove proposte. L’idea è fare pressione e parlare tanto di questi contesti, per denunciare e rendere la popolazione il più cosciente possibile. Non si può continuare a rimanere nell’indifferenza e nel silenzio.

Non vedo l’ora di sapere di voi.

Statemi bene e in salute.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Articolo successivo

العالم من الداخل والعالم الخارجي

più Storie

Guardie e ladri

Alexander Langer, politico e giornalista altoatesino, nel pieno del conflitto in Ex-Jugoslavia, diceva che l’Europa sarebbe…