Cosa sta succedendo in Perù?

Mi arriva un messaggio su WhatsApp Web: apro la finestra del computer, è qualcuno che scrive sul gruppo dei “barranquini”. Così ci chiamiamo noi volontari che per quest’anno risiederemo a Barranco, il quartiere della città che nasce come cittadina di pescatori. Il messaggio è inaspettato e poco rassicurante: “Ragazzi, c’è stato un colpo di stato”. Io ed Elisa ci guardiamo sconcertate: cosa vorrà dire? In che senso?

Proteste a Huancayo

Venticinque morti nelle proteste del post-Castillo. I sostenitori dell’ex presidente occupano strade, fabbriche e aeroporti, centinaia i feriti (Ayacucho, 2022).

Il Perù negli ultimi anni è mosso da agitazioni politiche e repentine sostituzioni dei presidenti in carica, i quali vengono costantemente accusati di corruzione e destituiti. Mercoledì 7 dicembre il Congresso del paese deve votare una mozione di sfiducia contro il presidente Pedro Castillo messo sotto accusa con l’istituto dell’impeachment.

Nel tentativo di ostacolare la sua probabile destituzione, Castillo annuncia lo scioglimento del Congresso e l’instaurazione di un governo di emergenza, come aveva fatto negli anni ’90 Alberto Fujimori, ex presidente e padre di Keiko Fujimori, altra candidata favorita alle elezioni presidenziali di luglio 2021.

Per quanto in Perù siano abituati a sussulti istituzionali come questo, la presa di posizione di Castillo ha preso tutti di sorpresa. Il suo stesso avvocato, Benji Espinoza, dichiara: “Non so chi gli ha raccomandato questo. È stata la decisione peggiore” (C. & Ruiz, 2022).

In poche ore viene destituito e incarcerato, e sale alla presidenza Dina Boularte, ex vicepresidente di Castillo nonché prima donna a governare il paese.

Com’è cominciata

Sono seduta davanti al computer nella mia comoda “oficina”: l’organizzazione per la quale io ed Elisa lavoriamo, CEAS, “Commissione Episcopale di Azione Sociale”, si è preoccupata di fornirci uno spazio tutto per noi, con tanto di mobili, cancelleria e stampante annessa. Sto cercando di riassumere un documento: si tratta di un “Informe”, ovvero una sorta di “verbale”, “riassunto”. Tratta di una ricerca effettuata nel 2021, in Perù, sulla percezione di alcuni segmenti della popolazione esposta ad agenti tossici ed inquinanti, come quelli che vivono in prossimità di miniere o imprese petrolifere, rispetto allo stato di salute ambientale e umano.

Mi trovo a Lima, precisamente nel quartiere di Lince, ancor più precisamente in via Salaverry 1943. Salaverry è una delle arterie principali della città, attraversa alcuni dei quartieri più vivaci ed importanti: Miraflores, Lince, San Isidro, Jesus Maria. Grazie ad un progetto finanziato dal Ministero per le Politiche Giovanili, lo SCU (Servizio Civile Universale), permette a ragazze e ragazzi che non hanno ancora compiuto 29 anni di effettuare un periodo di 9/10 mesi all’estero. I progetti spaziano tra vari ambiti, da quello educativo, a quello legislativo, a quello medico/sanitario: io ed Elisa ci occupiamo di appoggiare varie diocesi dislocate nel paese in processi di promozione e incidenza politica. Il nostro ente promuove alternative di azione e partecipazione nelle organizzazioni sociali del paese su tematiche come l’inquinamento ambientale, la condizione delle donne, i diritti delle popolazioni indigene.

Mi arriva un messaggio su WhatsApp Web: apro la finestra del computer, è qualcuno che scrive sul gruppo dei “barranquini”. Così ci chiamiamo noi volontari che per quest’anno risiederemo a Barranco, il quartiere della città che nasce come cittadina di pescatori. Dislocati in 4 appartamenti diversi, in totale siamo 10, e proveniamo da tutta Italia. Il messaggio è inaspettato e poco rassicurante: “Ragazzi, c’è stato un colpo di stato”. Queste le parole usate da Marzia. Chiediamo chiarimenti, io ed Elisa ci guardiamo sconcertate: cosa vorrà dire? In che senso?

Usciamo dall’ufficio in preda a uno stato di agitazione adrenalinica. Miriam, nostra collega, ci spiega tutto: Pedro Castillo, attuale presidente della Repubblica, ha tentato di sciogliere il Congresso (il parlamento peruviano) e di istituire un “governo di emergenza”. E ora? Cosa succederà? La situazione è calda, tutto può succedere, tutto può cambiare, è questione di minuti. Silvia, responsabile dell’ufficio, decide di mandarci a casa. Meglio prevenire il rischio che ulteriori sviluppi inaspettati vadano a complicare il nostro rientro a casa.

E così facciamo lo zaino, pronte a partire: Miriam decide di riaccompagnarci a casa. Vive a Chorrillos, e per arrivarci deve percorrere una strada che attraversa Barranco. Il traffico è incredibile, è come se l’intera città si fosse tuffata in strada. “Ci sarà il coprifuoco questa sera?” domanda Elisa. “Ancora non si sa”, risponde Miriam. È circa l’una di pomeriggio, nel giro di due ore il Congresso si dovrà riunire per decidere delle sorti del paese. Intanto, ignare e spaventate, guardiamo fuori dal finestrino la città che scorre sotto i nostri occhi. Cosa succederà?

Pedro Castillo

Ma chi è Pedro Castillo? Perché lo hanno incriminato?

Pedro Castillo ha 53 anni, nasce a San Luis de Puña, nel distretto di Tacabamba, terzo di nove figli di contadini analfabeti (Bubola, 2022). Oltre ad aiutare i genitori nei campi, da adolescente, ha lavorato come risicoltore in Amazzonia e venditore di gelati in città, per potersi pagare gli studi. Una volta terminata l’Università esercita la professione di insegnante e attivista sindacale, iniziando ad avere un certo seguito.

Castillo si propone alle elezioni presidenziali come una rottura con il passato, il suo motto recita: “Non più poveri in un paese ricco”. L’ex presidente della Repubblica, maestro e sindacalista, si è insediato il 28 luglio 2021 battendo al ballottaggio Keiko Fujimori, leader della destra peruviana e figlia dell’ex presidente Alberto Fujimori (RaiNews, 2022).

Rappresenta il voto antisistema, di rivendicazione contro i gruppi di potere: fin da subito riceve il forte sostegno delle regioni andine, che si identificano e lo riconoscono come “rappresentante legittimo” (C. & Ruiz, 2022).

Il suo programma elettorale parla di riduzione del tasso di povertà dilagante nel paese, che durante la pandemia è aumentato del 10% , e più in generale di risanamento dell’economia.

La situazione politica del Perù è instabile dal 2016: si sono succeduti 6 presidenti da allora. Sono stati incriminati per corruzione, violenza domestica e omicidio: Fujimori è attualmente in prigione, Humala e sua moglie furono incarcerati per 9 mesi, Kuczynski ha trascorso 3 anni agli arresti domiciliari, Garcia si è suicidato prima dell’arresto e Toledo è in attesa dell’estradizione negli Stati Uniti per affrontare il processo di accusa per corruzione (Bubola, 2022).

In un panorama di già forti disuguaglianze e povertà, le vicende politiche degli ultimi anni hanno condotto a un populismo diffuso e a una diffidenza generale nei confronti dell’élite politica.

Dina Boularte è la sesta presidente degli ultimi 5 anni. Fonte: https://ojo-publico.com/

Castillo non solo è stato oggetto di sei diverse investigazioni fiscali, tra cui per il presunto intervento irregolare nell’acquisto di biodiesel da parte dello Stato a favore di Heaven Petroleum Operators (causa PetroPerú), ma anche per la probabile partecipazione alla fuga di Fray Vásquez Castillo, nipote di Pedro Castillo.

È anche indagato come capo di un’organizzazione criminale che avrebbe favorito il Consorzio Puente Tarata III con una gara irregolare (caso MTC e Provías). Altre due inchieste pendenti sono relative al caso di promozione nelle Forze Armate e nella Polizia Nazionale del Perù, ed è indagato anche per il presunto reato di occultamento personale ai danni dell’amministrazione della giustizia, dopo l’allontanamento dell’allora ministro dell’Interno Mariano González Fernández (C. & Ruiz, 2022).

Un’ultima inchiesta nei confronti di Castillo riguarda il suo possibile intervento nelle assegnazioni irregolari di appalti pubblici legate all’entourage presidenziale (caso Ministero dell’Edilizia e della Sanità). Per quest’ultimo caso, la cognata e figlia adottiva del presidente Pedro Castillo, Yennifer Paredes, è stata trattenuta in custodia cautelare.

Tre di questi casi (PetroPerú, MTC e Provías, Ministero dell’Edilizia e della Sanità) sono stati alla base del reclamo costituzionale che Patricia Benavides, il Procuratore Nazionale, ha inviato al Congresso della Repubblica l’11 ottobre per consentire il proseguimento delle indagini della fase istruttoria (C. & Ruiz, 2022), ovvero di valutazione degli elementi e dell prove per la decisione finale.

In tale documento, Benavides denunciava Pedro Castillo per presunti reati di organizzazione criminale, traffico d’influenza aggravato e presunto complice di collusione.

I legislatori avevano tentato di destituirlo due volte e mercoledì 7 dicembre, prima del discorso pubblico in cui Castillo ha minacciato di sciogliere il Congresso, avrebbero tentato la terza.

Cosa è successo quando Castillo ha cercato di sciogliere il Congresso?

Al termine di una giornata di caos, dove cinque ministri hanno rassegnato le dimissioni, così come il capo dell’esercito e alcuni ambasciatori (RaiNews, 2022), il Parlamento peruviano ha destituito Castillo con una procedura d’urgenza, accelerando un procedimento di impeachment per “incapacità morale” (RaiNews, 2022). L’Assemblea ha votato la sua destituzione che è passata con larga maggioranza, 101 voti a favore (ne servivano 87, i due terzi) sei contrari e dieci astensioni (Bubola, 2022).

Subito dopo è stata convocata la vicepresidente della Repubblica, Dina Boluarte, per la cerimonia di successione, diventando la prima donna presidente della nazione.

Ancor prima dell’esito, Castillo ha abbandonato con tutta la famiglia il palazzo del governo. È stato poi fermato e sottoposto a dieci giorni di carcere preventivo per presunta sedizione. Oggi un tribunale per le indagini preliminari sta esaminando la richiesta della procura generale di mantenere l’ex presidente in custodia cautelare per 18 mesi con l’accusa di delitto di ribellione e cospirazione (Rey, 2022).

Dina Boluarte

La nuova presidente Dina Boularte porterà maggiore stabilità nel paese?

Dina Boularte ha 60 anni e nasce a Chalhuanca, Apurimac, nella Sierra Andina. Laureata in legge ed ex-procuratore, l’anno scorso viene eletta al fianco di Castillo come vicepresidente e Ministro dello Sviluppo e delle Politiche Sociali. Circa un mese fa aveva rinunciato all’incarico, nel momento in cui Castillo ha formato un nuovo gabinetto, quello che in Perù è per l’Italia il Consiglio dei ministri.

La democrazia peruviana, insieme ad altri paesi del Sud America come Brasile e Colombia, si è mostrata nel tempo fragile. Il tentato golpe da parte dell’ex presidente ha rivelato una grande incapacità di generare consenso, oltre a sottolineare l’inefficienza dell’apparato democratico. Molto dipenderà da come il nuovo governo deciderà di fronteggiare le sfide economiche e politiche del paese.

Da quando si è insediato il governo di Dina Boularte si è assistito ad una vera e propria escalation di proteste violente, specialmente al di fuori della capitale. I manifestanti utilizzano fionde e pietre, mentre la polizia reprime duramente con gas lacrimogeni questi gruppi organizzati chiamati “ronde campesine”. La radio Rpp riferisce che ad Apurimac di Huancabamba una stazione di polizia è stata incendiata, mentre ad Andahuaylas, nel sud del paese, i manifestanti hanno assediato l’aereoporto.

Il 14 dicembre è stato dichiarato lo stato di emergenza nazionale per 30 giorni, con limitazioni negli spostamenti e sospensione delle “garantias”, ovvero i diritti costituzionali (come inviolabilità del domicilio o diritto a riunirsi) che normalmente sono garantiti ma possono essere sospesi in determinate situazioni considerate di sicurezza nazionale.  In alcune delle provincie dove gli scontri sono stati più accesi, è stato approvato il coprifuoco dalle 22 fino alle 4 del mattino. Tra i dipartimenti troviamo Arequipa, Puno, Ica, Puno, Cusco, Ayacucho, La Libertad, Huancavelica, Apurìmac.

Ad oggi il numero di persone morte negli scontri tra civili e polizia è salito a 25 , con più di 200 feriti.

Perché le proteste?

I sostenitori di Castillo invocano la liberazione dell’ex presidente che attualmente è detenuto in via preventiva, la chiusura del Congresso, una nuova Costituzione e un anticipo delle elezioni. Boularte ha annunciato che prima di aprile 2024 sarà impossibile indire nuove elezioni, poiché sia il legislativo che l’esecutivo devono approvare riforme non solo per portare a termine alcuni mandati ma anche per organizzare le autorità elettorali.

Per un ampio settore della popolazione, scendere in strada a manifestare non significa difendere Castillo come figura politica, ma ciò che lui rappresenta nelle lotte dei gruppi che lo hanno votato. Nei dipartimenti dove le proteste sono state più radicali e violente, infatti, Castillo lo scorso anno ha vinto con più dell’80% dei voti. In tre di questi territori (Puno, Huancavelica e Ayacucho) si registrano anche i più alti livelli di povertà a livello nazionale (INEI, 2021).

Con i risultati del processo elettorale, la popolazione rurale e andina meridionale ha comunicato qualcosa di importante al Paese: ha affidato a Castillo il compito di governare in favore delle popolazioni storicamente escluse, mettendogli in mano le loro rivendicazioni più urgenti su questioni come l’accesso alla salute, all’istruzione, al lavoro dignitoso, alla difesa dei territori, allo sviluppo dell’agricoltura, diritti e servizi fondamentali che da decenni non vengono presi in considerazione in queste zone e sono stati messi ancora più a rischio durante la pandemia.

La destituzione di Castillo, da un congresso con oltre l’80% di disapprovazione, è stata percepita come una totale violazione dei diritti di milioni di cittadini, che hanno visto persa l’opportunità di far valere le loro rivendicazioni storiche. Oggi più che mai, comprendere il voto rurale e andino, al di là di quello tecnico, deve essere un compito essenziale per le forze politiche, i media e le istituzioni (Cienfuegos, 2022).

Il Congresso, invece di riconoscere gli errori commessi e fare un “mea culpa”, ha scelto di salvaguardare il quadro istituzionale, quando i cittadini identificano lo stesso come chiaramente parte del problema. I media tradizionali, soprattutto di Lima, hanno svolto un ruolo fondamentale in questo scenario, criminalizzando e delegittimando le proteste.

Che altre sfide dovrà affrontare ora il Perù?

Un quarto dei 33 milioni di peruviani vive in situazione di povertà: le Nazioni Unite nel novembre di quest’anno hanno dichiarato che il paese presenta il tasso di insicurezza alimentare più alto in Sud America (FAO, IFAD, UNICEF, WFP, & WHO, 2022).

La pandemia e la guerra in Ucraina hanno favorito un aumento generalizzato dei prezzi, specialmente quelli dei beni primari e prodotti essenziali: l’aumento del costo del fertilizzante aveva già scatenato proteste. Le imprese che operano nel settore minerario e petrolifero, motori trainanti dell’economia peruviana, sono al tempo stesso una fonte di contaminazione e contribuiscono fortemente al cambio climatico.

La presidentessa Dina Boularte dichiara, secondo EpicentroTV, che viaggerà nelle zone di maggiore conflitto per cercare di instaurare un dialogo con le popolazioni rurali e rispondere alle loro domande e richieste.

Quali sono gli scenari futuri? Questo è il commento del politologo Paolo Sosa: “C’è un po’ di ottimismo nel sentire che un tentativo autoritario non prospera, ma allo stesso tempo dobbiamo essere consapevoli che ciò accade non tanto per la forza delle nostre istituzioni, ma soprattutto per la debolezza di questo attore che ha cercato di portare avanti un colpo di stato.” (C. & Ruiz, 2022).

Il governo di transizione deve reagire e adottare misure urgenti. Le rivendicazioni regionali devono essere affrontate nella loro dimensione reale, e questo avviene attraverso la conoscenza della realtà e la stretta comunicazione con gli attori sociali dei diversi territori, in un quadro di rispetto e inclusione. In questo momento, il principale alleato deve essere il popolo (Cienfuegos, 2022).

Occorre non solo ristabilire l’ordine, ma, soprattutto, ricostruire la fiducia con la cittadinanza.

REFERENZE

Ayacucho, D. (diciembre de 2022). DIRESA.

Bonanata, A. (2022). Perù, sette morti nelle proteste del dopo-Castillo. Appelli alla calma della presidente Boluarte. RaiNews.

Bubola, E. (2022). “Ocho claves sobre la agitacion politica en Perù”. New York Times.

C., L. A., & Ruiz, A. L. (7 de dicembre de 2022). OjoPublico. Obtenido de https://ojo-publico.com/3951/pedro-castillo-imito-fujimori-y-ahora-enfrenta-proceso-por-rebelion

Caos in Perù, sono circa 40 gli italiani rimasti bloccati a Machu Picchu. (2022). RaiNews.

Cienfuegos, C. (16 de dicembre de 2022). Noticias SER.PE. Obtenido de https://www.noticiasser.pe/que-nos-dicen-las-protestas-una-mirada-desde-las-regiones

FAO, IFAD, UNICEF, WFP, & WHO. (2022). The State of Food Security and Nutrition in the World 2022. Obtenido de Food and Agriculture Organizations of the United Nations: https://www.fao.org/documents/card/en/c/cc0639en

INEI. (2021). Obtenido de https://www.gob.pe/inei

Perù. Proteste contro il nuovo governo, due morti e decine di feriti. I manifestanti: Subito al voto. (2022). RaiNews.

RaiNews. (7 de dicembre de 2022). Obtenido de https://www.rainews.it/articoli/2022/12/per-il-presidente-castillo-scioglie-il-parlamento-e-annuncia-un-governo-eccezionale-i-media–8164077e-fe9e-47a2-90bd-29ca2836a46a.html

RaiNews. (7 de dicembre de 2022). Obtenido de Perù: Dina Boluarte ha giurato in Parlamento, è la prima donna presidente del Paese: https://www.rainews.it/articoli/2022/12/per-il-presidente-castillo-scioglie-il-parlamento-e-annuncia-un-governo-eccezionale-i-media–8164077e-fe9e-47a2-90bd-29ca2836a46a.html

Rey, M. (12 de diciembre de 2022). La Fiscalía peruana denuncia formalmente a Castillo por presuntos delitos de rebelión y conspiración. Obtenido de rtve: https://www.rtve.es/noticias/20221212/fiscalia-peruana-denuncia-castillo-delitos-rebelion-conspiracion/2411531.shtml

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