La testa funziona, ma non più del cuore. Il cinema secondo Mambety

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Volete sapere come fare cinema, giusto? Fare cinema è semplice: bisogna chiudere gli occhi. Avete chiuso gli occhi? Allora chiudete gli occhi, guardate i punti di luce che si creano, stringete più forte gli occhi, le luci si precisano, compaiono dei personaggi, la vita prende forma. La testa funziona, ma non più del cuore. È una storia che si crea tutta a seconda della direzione del vento che avete scelto. La storia si crea. Poi aprite gli occhi: ecco una storia. Fate la stessa cosa, è molto semplice: ogni volta che volete vedere la luce, dovete chiudere gli occhi.

[Mambety riflette in silenzio, poi mostra il poster di un uomo. L’intervistatrice gli chiede chi è.]

È Yadikone, il nostro Robin Hood, è scritto in fondo al poster: ha sognato un’Africa libera e grande in cui chi ha fame non sarà calpestato. Ha reso la vita difficile ai colonizzatori. Ed era un punto di riferimento per gli autoctoni, grazie al suo carisma. Quando eravamo alti così veniva davanti alle sale cinematografiche da cui noi bambini sentivamo soltanto dei rumori e faceva aprire le porte così noi entravamo al cinema. Gli sono debitore della mia presenza qua, perciò ve lo presento nuovamente, ecco Yaadikoone (1).

[L’intervistatrice gli fa una domanda su Le Franc, dicendo che è il primo film di una trilogia di cortometraggi, intitolata I racconti della piccola gente, di cui riuscì a completare solo il primo, Le Franc appunto, del 1994, mentre La Petite Vendeuse de Soleil fu quasi portato a termine ma interrotto dalla morte del regista, e venne distribuito postumo nel 1999.]

Ora siamo alla seconda parte [della trilogia], stiamo girando La piccola venditrice di sole. Di cosa si tratta? Di una ragazzina che mendica per strada e ha delle stampelle, muovendosi così [imita il gesto della zoppia]. Vive per strada, ma un giorno un piccolo venditore di giornali la urta e lei cade per strada, lasciando vedere il suo sesso. Allora lei raccoglie le stampelle e si rialza in piedi. E dice “Mai più questo! Da domani farò come quel ragazzino, venderò anch’io giornali.” Quello che vale per l’uomo, vale anche per la donna. Camminerà con tre disabilità: la prima [accompagna le parole con il gesto indicante la zoppia] la seconda è di essere una donna, la terza è di non essere cattiva.

Quando avremo finito questo film, cominceremo la terza parte della trilogia, L’apprendista ladro. Sempre i bambini. Ma chi tra noi non ha mai rubato dei soldi nascosti sotto il cuscino della nonna mentre lei dormiva? A quel punto al ragazzino capita un piccolo incidente: per conquistare una sua compagna decide di sottrarre i soldi della nonna da sotto il cuscino per comprare delle caramelle alla sua bella, ma sfortunatamente sotto il cuscino non ci sono monete, ma solo una banconota. Prende la banconota. È una catastrofe: bisogna dividere quella banconota perché quelli sono molti soldi per un bambino. Cosa fare di tutti quei soldi una volta strappata la banconota in tanti pezzi? Non può più rendere i soldi, sarà la sua infelicità. Ha rubato dei soldi alla nonna che si rende conto di tutto, ma continua a dormire. Vegliando su di lui ottiene che quei soldi non gli brucino le dita.

Come vedete, in questa trilogia i soldi sono fondamentali. In passato il metodo di scambio tra uomini era diverso da questo. Sicuramente c’era un altro metodo di scambio. Ma si è verificato che a un certo punto qualcuno volesse essere più ricco degli altri. Questo è all’origine stessa dell’umanità, in cui il termine stesso di condivisione si è rotto. Dove sono stati creati dei poveri, contemporaneamente sono stati creati dei ricchi. È questa la croce dell’uomo! Vedete gli uccelli? Non hanno bisogno di soldi.

Avete un’altra domanda?

Sì, sui bambini. I bambini mi hanno detto “Djibril non è un regista, è un mago”… Cosa ne pensi? È vero? Hanno ragione?”

I bambini… Quando li vedo desidero regalare loro delle ali, desidero che ci lascino, che ci lascino. Lassù il cielo è blu: desidero che prendano le distanze dai nostri calcoli, che siano lontani dalle nostre pesantezze.

Il regista senegalese Djibril Diop Mambety, accompagnato da due bambini, sale i gradini del Palais du Festival di Cannes per assistere alla proiezione del suo film Hyènes.

Ah, mi è venuta voglia di raccontarvi una storia sul cielo. Una volta gli dei avevano invitato tutti gli uccelli del creato per pranzare in cielo su una nuvola. Tutti gli uccelli della creazione, ma proprio tutti… La tartaruga sente parlare di questo invito e dice: “Voglio venire anch’io”

“Anche tu?”

“Sì anch’io.”

Allora tutti gli uccelli del creato le regalano una piuma ciascuno… Vedete allora che questa tartaruga è piena delle piume di tutti gli uccelli del creato. Arriva il momento di partire: tutti gli uccelli del creato sono riuniti su una piana, c’è anche la tartaruga con le piume di tutti gli uccelli del creato. Arriva il momento del decollo e, hop!, partono tutti, compresa la tartaruga.

La tartaruga dice: “Attenzione, quando ci presenteremo agli dei della creazione ognuno dovrà cambiare nome”.

“Ah sì, è una buona cosa cambiare il proprio nome ogni tanto. In questo caso io mi chiamerò Charles d’Honoré Volante”.

“Io, Usignolo Cantante”.

E la tartaruga dice: “Io mi chiamerò Tutti Voi come segno di ringraziamento per tutti voi”.

Allora Tutti Voi e gli uccelli volano verso il cielo: decollo, una bella nuvola, atterraggio!

Il rappresentante degli dei che si chiama Djibril – sapete, Djibril è Gabriele, il messaggero degli Dei – Djibril dice: “Allora: sentite questa musica sopra la nuvola? Vedete questi frutti e tutte queste belle cose? Ecco, queste cose sono per tutti voi”. Tutti Voi? Chi si chiamava Tutti Voi?

Allora gli uccelli si arrabbiano, “Come? Con tutto quello che abbiamo fatto, questo è per Tutti Voi?” Gli uccelli anziani cominciano a partire e la tartaruga, da sola, mangia tutto, si gode tutto, perché lei è Tutti Voi. Ma ogni uccello, arrabbiato, si riprende la propria piuma e se ne va. La tartaruga ha mangiato talmente tanto che a un certo punto barcolla e si addormenta. Quando si risveglia, guarda intorno a sé e… non ci sono più uccelli. Poi si scuote un po’: non ha più piume e bisogna scendere. “Accidenti, come faccio?” C’era un uccellino che era rimasto e che le dice: “Ha l’aria disperata, cosa succede?” “Oh, grazie almeno tu sei rimasto” – era la sola piuma che gli era rimasta. “Per piacere, va a dire a mia moglie, alla mia famiglia laggiù, che scenderò, che prendano tutto quello che trovano di morbido: materassi, cotone, indumenti… e che mettano tutto davanti a casa perché devo scendere e non voglio farmi male. L’uccellino va dalla famiglia della tartaruga che è disperata: “Dov’è papà? Dov’è papà?” e l’uccellino dice loro “Ho incontrato vostro padre lassù, mi ha detto di dirvi che scenderà e che dovete mettere tutte le cose dure che avete in casa. È l’unica condizione che pone per poter scendere. “Lo faremo” e così radunano tutto ciò che trovano di duro davanti a casa e l’uccello torna su e dice “Tutto è stato fatto”.

“Grazie”. E la tartaruga si lascia cadere, dalla nuvola più alta fino a terra. E si sente un grande rumore, sbadabam!… Pezzi ovunque, che un uomo di passaggio raccoglie: un primo pezzo, un secondo pezzo, un terzo pezzo… Li mette insieme tutti ed ecco che la tartaruga si rimette a camminare. È per questo che la tartaruga ha tanti pezzi diversi ricuciti insieme sul suo corpo.

Auguro ai bambini di volare verso il cielo, di avere delle ali e di non essere il prodotto del furto. Avete presente Le Franc? È il denaro. Auguro loro di essere uomini franchi, piuttosto che uomini non franchi. Capito? Chiudete gli occhi, chiudiamo gli occhi, chiudeteli molto forte, molto forte. Vediamo delle luci, ci raccontiamo la nostra storia nell’oscurità, con molte luci. Ci raccontiamo la nostra storia con delle luci e apriamo gli occhi, ecco, la storia è arrivata. Dunque se volete vedere la luce bisogna chiudere gli occhi prima, bisogna sempre chiudere gli occhi. E così hai creato l’universo a occhi chiusi. E ora aprite gli occhi!

(Traduzione di Chiara Scorzoni)

Marigo e il suo congoma, protagonisti di Le franc, 1994

(1) Babacar Ndiaye, conosciuto come Yaadikoone Ndiaye (1922-1984) o “il Robin Hood senegalese”, è un famoso bandito senegalese attivo a Dakar negli ultimi anni della colonizzazione. La leggenda vuole che l’uomo sia stato arrestato settanta volte e che altrettante volte sia riuscito a evadere. Si dice sognasse un’Africa libera e grande, dove gli affamati non sarebbero più stati calpestati. Un amico e braccio destro scrive di lui: “Era gentile. Non aveva problemi con le persone, semplicemente non gli piaceva l’ingiustizia. Non la sopportava. Tutto ciò che ha preso dalle persone, lo ha dato ai bambini. Quando c’era la proiezione di un film al cinema e dovevi pagare per assistere, Yaadikoone veniva, sfondava tutte le porte in modo che i bambini e coloro che non avevano soldi per il biglietto potessero entrare liberamente e vedere il film”.

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