Una valigia e due tartarughe

È stata mia figlia a farmi capire che dovevamo fuggire perché quando suonava la sirena, alle 4 o alle 5 di notte, si svegliava e, come una zombie, si alzava e andava in bagno. Alla mattina, quando era il momento di alzarsi per andare a scuola, era così addormentata che non riuscivo a svegliarla.

Intervista a cura di Yuliya Medvid. Traduzione di Liliia Medvid

La guerra in Ucraina è scoppiata il 24 febbraio 2022, cogliendo tutti di sorpresa. La sera prima ero a una festa da ballo. Fin dal 24 febbraio ho pensato di fuggire da Ternopil: ho fatto e disfatto la valigia almeno quattro volte, ma ho esitato fino all’ultimo perché volevo capire che piega prendeva la situazione. E poi non sapevo cosa sarebbe successo al confine: le voci dicevano che si aspettavano anche due o tre giorni prima di poter superare il confine. È stata Polina, mia figlia, a farmi capire che dovevamo fuggire perché quando suonava la sirena, alle 4 o alle 5 di notte, si svegliava e, come una zombie, si alzava e andava in bagno. Alla mattina, quando era il momento di alzarsi per andare a scuola, era così addormentata che non riuscivo a svegliarla. Quando suonava la sirena andavamo di corsa in bagno perché lì non ci sono finestre e quindi sono più sicuri in caso di esplosione.

Fino al 16 marzo ho prestato servizio volontario alla Caritas. Poi ho preso la decisione di partire: ho messo in valigia roba per tre mesi, perché pensavo che non sarei rimasta lontana da casa per più tempo. Sono arrivata a Nonantola il 17 marzo 2022.

A Nonantola viveva mia madre, da 21 anni ormai: lei è sposata con un nonantolano. In passato avevo pensato di venire in Italia, ma non ho potuto concretizzare questo desiderio perché, prima della guerra, il padre di mia figlia non mi ha mai concesso il permesso di espatriare con Polina.

Sono venuta a Nonantola insieme a mia sorella e ai suoi due figli. Il viaggio in pullman è durato 25 ore, abbiamo attraversato la Polonia, la Slovacchia, l’Austria e, infine, siamo giunti in Italia. Nostra madre ci ha aiutate a trovare due sistemazioni autonome: qui ho un appartamento in cui vivo con Polina e quattro tartarughe: due hanno viaggiato con noi da Ternopil. La più piccola delle due si chiama Valerio, la più grande Dussia. Dussia ha una storia interessante: quando facevo volontariato e aiutavo i profughi di Charkiv che erano rimasti senza casa ed erano arrivati alla Caritas di Ternopil, Polina ha conosciuto una bimba di dieci anni che aveva una tartaruga. La sua famiglia, prima di andare in Austria, sapendo che anche Polina aveva già una tartaruga, le ha regalato, come ricordo della loro amicizia, la tartaruga della figlia e così abbiamo viaggiato con due tartarughe. Quella famiglia non sapeva dove sarebbe andata una volta partita da Ternopil e a marzo faceva molto freddo… Siamo rimaste in contatto con loro, per questo sappiamo che ora sono in Austria.

La famiglia a Nonantola si è ulteriormente allargata perché abbiamo trovato in campagna altre due tartarughe: due tartarughe sono italiane e due ucraine e vanno molto d’accordo tra loro. Dussia è come un trenino: le altre ci salgono sopra e lei le porta in giro.

In Ucraina lavoravo come estetista, in particolare mi occupavo delle sopracciglia permanenti. Là sono rimasti mio padre e mia nonna: lei è troppo anziana per trasferirsi in un altro paese e mio padre, in quanto arruolabile, non può uscire dal paese.

Sono passati ormai tanti mesi dall’inizio della guerra, non so come si risolverà la situazione, ma non penso che la guerra finisca entro quest’anno.

Qua in Italia sono tranquilla perché mia figlia è tranquilla. Quest’anno ha concluso l’anno scolastico, a distanza, nella scuola ucraina. Ho provato a informarmi per l’iscrizione a scuola qui a Nonantola, ma c’è una politica scolastica poco chiara: lei ha finito la prima elementare in Ucraina, con ottimi risultati e le scuole italiane mi propongono di mandarla ancora in prima. Dicono che è un grosso problema il fatto che Polina non capisca l’italiano, ma io sono sicura che sia solo una questione di tempo, di poco tempo. Ma è presto per fare piani. Vedremo cosa ci riserverà il futuro.

Durante l’estate Ljudmila e Polina sono rientrate in Ucraina. 11 studentesse, sui 17 allievi ucraini iscritti nell’anno scolastico 2021-’22 alla Scuola Frisoun, sono arrivate in Italia a seguito della guerra e tutte, tranne una, sono rientrate in Ucraina.

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