L’anima al diavolo

Verso la fine del XVI secolo la Torre dell'Orologio divenne sede delle prigioni di Nonantola. Per quasi quattro secoli ospitò ladri, truffattori, assassini. Ma anche blasfemi ed eretici, come nel caso del "Buffettone".

Planimetria della Torre dei Modenesi realizzata nel 1873 quando la torre era ancora adibita a carcere.

Nel febbraio del 1622, venuto a sapere che Giovanni Matteo Biagrassi, detto “Buffettone”, giocando a carte, in preda alla disperazione per aver perduto tutto il suo denaro, aveva stipulato un patto col diavolo, il Capitano di Ragione di Nonantola lo sottopose immediatamente a interrogatorio. Il giovane disse di avere 19 anni, di essere un ciabattino, di avere sì il vizio delle carte ma di non arrabbiarsi mai e soprattutto di non aver “mai proferito parole scandalose”.

Non c’erano testimoni delle sue blasfemie, se non la moglie, che una volta, malauguratamente, si confidò con i genitori. La moglie del Biagrassi era la figlia del bargello di Nonantola, oggi diremmo il funzionario di polizia, ed era tornata a vivere a casa del padre poiché incolpava il marito di non darle da mangiare a sufficienza e di farla vivere di stenti. Per questo motivo “Buffettone” aveva avuto parecchi litigi con suo suocero, che aveva minacciato di accopparlo e denunciarlo al Sant’Uffizio. 

Durante l’interrogatorio Biagrassi in parte ritrattò, in parte confermò l’accusa, ma si giustificò dicendo che, mentre faceva il soldato a Verona, in preda alla fame e con pochi soldi in tasca, si era promesso al diavolo per sopravvivere. 

Fu portato nelle carceri nonantolane quale reo confesso. 

Dieci giorni dopo, l’arciprete Vicario della diocesi di Nonantola, scrisse all’Inquisitore di Modena della cattura di Biagrassi, accusato di aver venduto l’anima al demonio. Il 5 marzo venne portato al tribunale dell’inquisizione di Modena e interrogato per posizioni ereticali, magia, stregoneria e superstizione in genere: Biagrassi raccontò le circostanze della sua promessa al diavolo e disse di essere davvero pentito. 

Cosa successe in seguito? Cosa decise l’inquisizione modenese? 

Se siete curiosi di approfondire questa storia e conoscere il destino del nostro “Buffettone”, il Museo di Nonantola e il Teatro Troisi l’hanno trasformata in un cortometraggio dal titolo Tutto il teatro è paese. Un gioco pericoloso, che potete vedere QUI.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Articolo successivo

Troppo o troppo poco

Articolo precedente

Un terzo della vita

più Storie

Sepolti nell’acqua

“Pensaci quattro volte e, se mai hai solcato le onde, non essere precipitoso a navigare l’Eussino,…

Fammi sentire reale

Quando saranno più grandi, la musica sarà una "madeleine" della loro giovinezza e riuscirà a riconnetterli…