Rave-party a Carpineta. Ovvero come fregare l’algoritmo

Dopo il caso del rave-party di Campogalliano (Mo), in questo pezzo, uscito sul "Domani" del 4 novembre, lo scrittore Ugo Cornia si interroga su un aspetto che le polemiche di questi giorni hanno trascurato: il rapporto tra l'organizzazione di un grande raduno e gli algoritmi delle big tech.

Ieri sera, che stavamo mangiando nell’aia in un posto dell’alto appennino bolognese, a tre passi dalla Toscana, con i miei cugini e altri amici, e mia cugina Marianna, che doveva andare a Parma per far vedere il labirinto di Parma a un suo amico di Roma e doveva tornare tardi, invece alle sette era già arrivata da un po’, e io le avevo chiesto “che cosa ci fai qua?” e lei ha detto che era tornata presto perché intorno a Modena c’era un gran casino per il rave-party di Campogalliano e quindi arrivare a Parma era diventato difficilissimo, io non ho capito bene se avessero anche chiuso dei caselli autostradali, comunque c’era una gran fila per cui loro più andavano avanti e più diventava tardi, per cui avevano deciso di tornare indietro. E allora poi qualcuno parlava del rave di Campogalliano, e uno ha detto “dai, partiamo e andiamo al rave”, e invece mio cugino Albi ha detto: “io piuttosto andrei alla festa di Halloween che fanno a Carpineta, che mi ha invitato il figlio del macellaio e dice che è fenomenale”, e io invece a quel punto ho detto “dai, perché non scriviamo tutti, ognuno a diecimila suoi amici, su tutti i social, per invitare tutti a un rave a Carpineta per domani sera, che poi ognuno dei diecimila invitati deve mandare un messaggio a altri diecimila suoi amici per invitare anche loro al rave di Carpineta, che diecimila per diecimila farà qualche milione di gente, così vediamo se l’algoritmo ci casca e mette tutti in allerta. Così poi domani, a metà del pomeriggio bloccano i caselli di Badia e Pian del voglio a monte, e Sasso Marconi e Rioveggio a valle, poi fanno dei posti di blocco a Castiglion dei Pepoli, Camugnano e Riola. “Anche se poi – ho detto – non posso essere io a mandare il primo invito, che ho cinquantasette anni, e non so, ma che età hanno quelli che vanno ai rave? Io tra l’altro le droghe che  vanno adesso non le so neanche”. Perché ce n’eravamo in tre o quattro tra i cinquanta e i sessanta, e se mandavamo il messaggio anche al figlio del macellaio, lui secondo me ne ha addirittura più di sessanta, e quindi quello che mi chiedevo era se l’algoritmo per esempio screma i vari messaggi e quei messaggi per i rave partiti da uno che ha più di cinquant’anni magari li elimina subito, e me mi calcola come coglione che voleva fregarlo ma l’algoritmo non ci casca, perché poi come funziona la testa di questi algoritmi non è mica facile da capire, avendo gli algoritmi questa specie di loro intelligenza tutta algoritmata e non normale. E infatti poi questa questione su che tipo di intelligenza avrebbe un algoritmo e se cade o no negli scherzi, se glieli fai bene, oppure se invece ti etichetta subito e per sempre come vecchio coglione neuronale che ha provato a fare il furbo, io questa questione l’ho subito rimbalzata all’amico di Roma di mia cugina Marianna che era ingegnere, anche se lui mi ha detto che era un’altra varietà di ingegnere, non era un ingegnere informatico, quindi per come se l’immaginava lui dipende se era un algoritmo che fin dall’inizio aveva questa sua clausola di pensiero che se uno che lancia un rave ha più di cinquant’anni, allora è un coglione che vuol fare degli scherzi e non lancia veramente un rave ma sta facendo uno scherzo, allora l’algoritmo prima ti calcola come coglione e quindi dopo non ti calcola più. Che però, se uno ci pensa, se fosse veramente così, io lancio un rave facendo finta di avere sessantadue anni, e magari ho ventisette anni, l’algoritmo mi battezza come coglione che vuol fare gli scherzi agli algoritmi, io effettivamente non faccio quel rave, così l’algoritmo pensa che ero veramente un coglione, e invece, dopo che l’algoritmo mi ha cancellato come coglione, io organizzo veramente tre rave che ci sono veramente e quelli che tengono dietro all’algoritmo, dopo si chiedono come mai l’algoritmo non glielo aveva segnalato che c’erano tre rave, e vedono che l’algoritmo aveva segnalato il ventisettenne come coglione di cinquantasette anni che si divertiva a fare scherzi agli algoritmi, e quindi si era sbagliato. Così si capisce che possono sbagliare anche gli algoritmi.  Comunque poi tra di noi non eravamo solo gente tra i cinquanta e i sessanta anni, ma c’erano anche uno di quarantadue anni, uno di trentacinque, due di ventisette e anche quattro bambine tra i quattro e gli otto anni, e quindi secondo me c’erano anche dei lanciatori di rave credibili, così poi noi, messaggiando e telefonando a altri diecimila amici, questo rave per la sera dopo avremmo potuto anche organizzarlo. E tra l’altro, l’altra mia cugina che non era potuta venire in montagna per il ponte dei morti perché era dovuta restare a lavorare a Parigi, che le avevano rifilato il turno di guarda, ma lei quindi da Parigi poteva mandare il messaggio che il giorno dopo c’era un rave a Carpineta a almeno mille francesi (che ho capito che avrebbe dato verità alla cosa, perché i rave sono internazionali, vengono da tutta Europa ai rave), e sempre la stessa mia cugina, visto che due anni fa è stata un anno a lavorare a Colonia, allora poteva anche mandare i messaggini che c’era il rave a Carpineta anche a mille tedeschi, così tra l’altro potevamo anche verificare se erano più furbi gli algoritmi tedeschi o gli algoritmi francesi o gli algoritmi italiani, anche se magari in Europa per controllare i grandi movimenti di pensieri e di popoli usano algoritmi europei, fatti proprio in Europa e non in Italia. Anche se io resto un po’ convinto che quello che dice un italiano, secondo me, a occhio, lo capisce meglio un algoritmo italiano. E a questo punto, avendo chiarito tante cose, l’unica cosa da fare era mandare sti diecimila messaggini su tutti i social che il giorno dopo c’era un rave a Carpineta, comune di Camugnano, che iniziava alle sei di pomeriggio, e durava 72 ore di seguito. E dopo, il giorno dopo c’erano due possibilità: 1) io e mio cugino verso le sei di pomeriggio ci facevamo prestare un cane da qualcuno e, con la scusa di portare a spasso il cane, giravamo per tutte le strade intorno a Carpineta, e vedevamo se c’era un abbondante spiegamento di forze dell’ordine, posti di blocco, ecc. , poi vedevamo anche che l’unico abitante di Carpineta sotto i cinquanta si aggirava come noi lì intorno, che era il segno che anche lui, come gli algoritmi, si era bevuto la cazzata che c’era un rave a Carpineta, che dopo due ore che girava e non trovava il rave, tornava a casa disperato che aveva perso l’occasione della sua vita, ma non riusciva a mettersi tranquillo perché immaginava che il rave lo facevano a Montovolo e si metteva a girare tutta la sera in moto sperando di trovare questo rave; 2) io, tutti i miei cugini, le loro figlie e gli altri amici potevamo andare verso le sei in un prato di Carpineta, ci sedevamo in mezzo al Prato con le tipiche cose, pagnotte, salami, bottiglie di vino e aranciate, presentandoci nella tipica modalità detta picnic, portandoci dietro anche una di quelle radio a pile; dopo arrivava qualche forza dell’ordine che ci iniziava a girare intorno in modo guardingo, ma anche un po’ delusi, perché non riuscivano a capire se il rave eravamo noi quindici che facevamo il picnic, dopo tre o quattro di loro nelle loro ispezioni si avvicinavano a cinque o sei metri per vedere da più vicino se eravamo classificabili come rave, continuavano a girarci intorno perché non erano convintissimi che fossimo un rave, dopo uno di noi chiedeva se volevano favorire, panino al salame o bicchierino di vino, loro dicevano che erano in servizio e non potevano, io dicevo “be’, ma una fetta di salame?”, e così via. Cazzo, questo avrebbe voluto dire che avevamo fregato l’algoritmo. Ma dopo, se non pulivamo il prato, ci mandavano in galera.

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