Una biografia della paura

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Aleksandr Saša, una giovane storia che sta per ricominciare; Tat’jana Alekseevna, una storia che dura da novant’anni e che sta per finire. Questo libro è l’incontro di due storie, un incontro non facile, ma che è accaduto. Non solo per buona educazione o per necessità, ma perché è spuntata un’empatia ed è cresciuta senza clamori.

Dopo che la sua vita è stata dolorosamente stroncata, Aleksandr decide di trasferirsi a Minsk, città straniera, anonima, priva di ogni ricordo del suo passato per seppellire “l’inferno e l’orrore” tra “finestre sconosciute, tra facce sconosciute”. Aleksandr incontra sul pianerottolo della sua nuova casa la coinquilina Tat’jana che è pressata dal bisogno urgente di lasciare testimonianza della sua storia prima che l’alzheimer di cui soffre annienti la sua capacità di ricordare e di raccontare. Tat’jana decide che il suo testimone sarà proprio questo giovanotto appena arrivato e, almeno al momento, disinteressato a impegnarsi in esercizi di socialità. Lui glielo fa capire apertamente. “Peccato – risponde lei – perché avrei da raccontare una storia assurda… che definirei una biografia della paura o piuttosto di come la paura può sopraffare un essere umano e cambiargli la vita”.

La storia di Tat’jana è la storia “di chi era finito dietro il filo spinato”, nei campi di concentramento di quella macchina stritolatrice e totalitaria che era lo stato sovietico e di una “società del silenzio dominata dall’orrore dell’omertà”.

Aleksandr sente che anche la vita di Tat’jana è segnata da un prima e un poi come la sua e non riesce a capire come abbia potuto attraversare tanto dolore senza pensare di farla finita. “Eraclito dice che vivere significa morire, ma ora come ora, credo che abbia ragione Proust e non Eraclito: la vita è uno sforzo nel tempo. E noi ci sforzavamo di sopravvivere”. Con queste parole Tat’jana descrive la sua vita nel lager; una volta uscita e ottenuta la riabilitazione e il permesso di viaggiare, dedicherà tutto il suo sforzo a recuperare e a riannodare la storia di chi era scomparso: la figlia, il marito, gli amici, tutti quelli di cui viene a conoscenza durante le sue estenuanti ricerche. Non con spirito vendicativo ma con la consapevolezza di “stare facendo un censimento vero e per niente inutile”, uno sforzo titanico, espressione della sua forza interiore.

Recensione a cura di Lauretta Bulgarelli

Saša Filipenko, Croci rosse, editore e/o, 2021. Il libro è presente nella biblioteca della Scuola Frisoun dove è possibile consultarlo o prenderlo in prestito.

Touki Bouki

Articolo scelto dalla redazione.

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