Ci vediamo tutti fuori

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Rami è lo pseudonimo di un ragazzo tunisino di 19 anni, arrivato da solo in Italia e accolto da minorenne in una comunità per minori del modenese da cui è uscito al compimento dei 18 anni. L’intervista è stata realizzata da uno degli educatori della comunità con cui Rami è rimasto in contatto.

In famiglia siamo io, mia madre, mio padre, mia sorella, mio fratello e basta. Il primo ricordo che ho è quando a 7 anni andavo a lavorare con mio padre: andavamo con un camion a prendere la verdura e poi la vendevamo al mercato. Era un lavoro un po’ faticoso perché si doveva partire la notte, alle 2, e si tornava alle 7 del mattino e poi si andava a vendere le verdure e tu non dormivi un cazzo, capito?

Se penso a un maestro di vita mi ricordo di un mio cugino che ha 5 o 6 anni più di me. Lui mi ha insegnato come funziona la vita in strada in Tunisia, come devi rispondere alla gente, come devi parlare. Mi ha picchiato anche, qualche volta, quando facevo qualcosa di sbagliato, qualcosa che non ci sta. Però non lasciava che nessun altro mi picchiasse, mi difendeva, capito? Avevo 9 anni io, mio cugino 14 o 15. Una volta si è arrabbiato perché mi ha trovato che fumavo sigarette a 9 anni e uscivo con gruppi di ragazzi che fanno cose che non ci stanno. Lui mi ha trovato là e poi mi ha sgridato e mi ha picchiato dicendomi che non dovevo fare queste cose.

Ho fatto le scuole fino alle medie, mi ricordo solo che mi divertivo troppo con i miei amici che adesso sono tutti lontani. Ci picchiavamo. Gli insegnanti mi volevano bene. Per esempio, se l’insegnante entrava in classe e si accorgeva di aver dimenticato qualcosa in macchina mi dava le chiavi e mi mandava a prenderla. Oppure alla fine della scuola, quando uscivamo dalla classe, mi mandava a prendergli le sigarette o un caffè. Perché sapevano che ero rispettoso. Si fidavano di me. Anche se io non ero bravo a scuola. Non prendevo dei voti alti.

Mi ricordo un mio maestro: volevo diventare un maestro come lui, capito? Però ora è diverso, non voglio più. Non mi interessa più, ho capito che è una cosa sbagliata e non ci sta. Perché anche dei miei cugini hanno fatto tutto il corso di studi e oggi sono a casa che fanno i muratori o fanno lavori di merda. Ho visto che la scuola non ti fa arrivare da nessuna parte.

Sono partito dalla Tunisia nel 2021, non mi ricordo il mese. Sono partito alle 9 del mattino e sono arrivato alle 3 o alle 4 di notte in Italia. Sono partito dal porto della mia città, Mahdia. Sono arrivato a Lampedusa. Poi sono andato via di là con i mezzi e sono venuto qua in provincia di Modena. Ho fatto il viaggio su una barca, non era troppo vecchia. Una barca da dodici metri, noi non eravamo troppi, circa 12 persone, però io ti giuro che quel giorno non pensavo che sarei arrivato in Italia: stavo aspettando di morire. Per quello che ho visto, dopo quattordici ore mi sono rotto il cazzo e stavo aspettando il momento in cui dovevo morire, capito? Avevo sete, ero stanco, ma poi è stata una giornata di merda, in cui tutta la tua vita passata arriva davanti ai tuoi occhi. Non ce la fai, pensi, capito? È un viaggio stressante.

Nel 2020 già ci pensavo a venire in Italia perché avevo visto gente che andava, gente che è andata ed è tornata meglio, capito? Che vivevano meglio di là, capito? Poi perché la Tunisia che vedevo non è un bel paese per vivere. Se hai soldi puoi vivere bene, ma se non hai soldi non puoi vivere. Io sto facendo questo solo per i miei genitori e i miei fratelli, di me per ora non me ne frega. Chi tornava poteva anche non raccontare niente, ma io vedevo con i miei occhi che era più benestante e aveva più soldi. Chi parte ha ragione: qua se vuoi lavorare puoi lavorare e puoi fare anche i soldi, perché 300 euro sono 1000 dinari in Tunisia, hai capito? Se porti in Tunisia quello che guadagni in Italia puoi vivere molto bene, è la verità.

Mi ricordo che appena arrivato in Italia avevo paura che mi facessero tornare in Tunisia e non volevo. I carabinieri e altre persone, mi facevano tante domande, mi chiedevano il mio nome, quanti anni avevo, cosa facevo in Italia, e io non stavo capendo un cazzo in quel momento. Ero sospettoso, pensavo di tutto vedendo queste persone che mi facevano domande, ho avuto un po’ paura.

Ci sono troppe cose belle in Italia… come il fatto che alle altre persone non interessa farsi i fatti tuoi… Ho trovato persone che mi hanno aiutato quando non avevo niente, anche quando sono uscito dalla comunità perché la comunità mi ha buttato in strada, poi ho trovato gente che mi portava a casa sua, persone che sono ancora miei amici, mi portavano a casa loro a dormire, a fare una doccia, andavamo a mangiare fuori. A quel tempo già lavoravo ma non avevo un posto dove dormire, capito? Anche alcuni dei miei educatori che frequento ancora, che sono brave persone.

Tutta la Tunisia che è bellissima mi manca e anche i miei genitori, i miei amici, la mia città.

Una cosa strana dell’Italia che ho visto io è che i vecchi qua non sono abituati a vedere dei ragazzi stranieri. Però invece i giovani sono abituati e non sono razzisti come i vecchi. Una cosa strana della Tunisia, che fa parte del mio carattere, è che ti metti in mezzo a tutte le cose che vedi attorno a te, nel bene e nel male: mi metto in mezzo e penso sempre che tutti i miei compaesani sono come me. Se vedo due che litigano, se vedo una rissa, intervengo anche io. Se vedo uno che ha fame mi preoccupo di dargli da mangiare.

Le persone con cui vivo e con cui esco non mi fanno sentire diverso. Tutti mi trattano bene e nessuno mi dice un cazzo. Quando però incontro qualcuno che fa il razzista, divento più razzista di lui, anche se sono tunisino: lui fa il figo, io faccio il figo più di lui, capito?

In generale la gente non mi rompe però ad esempio una volta passo e c’è una signora di fianco a me che si sposta e stringe la sua borsa, capito? Quella volta mi sono fermato e le ho detto che stavo andando all’ospedale, che era la verità, non sono riuscito a passare e a fare finta di niente davanti a una persona che faceva così, capito?

Essere uomini e ragazzi, in Tunisia e in Italia è troppo diverso! Io a 7 anni lavoravo, qua uno a 20 anni lo trovi ancora bambino… è il modo in cui cresci che è molto diverso. Io mi facevo un culo così, il ragazzo italiano aspetta che sua madre vada a prenderlo a scuola. I giochi… la merenda… non abbiamo queste cose. Poi le bambine in Tunisia non fanno un cazzo, non escono proprio di casa, lavorano a casa, cosa devono fare?

Sono felice qua perché quando mi sveglio la mattina, è tutto a posto, va tutto bene, non vedo gente che mi rompe il cazzo. Non vedo facce di merda come ci sono da noi. Qua vedo gente che sorride, tutto a posto, non pensano un cazzo: queste cose mi fanno pigliare bene. In Tunisia trovavo facilmente gente brutta che parla dietro agli altri, che giudica, che rompe il cazzo a tutti. Qua posso fare quello che voglio e mi sento più libero. Avrei paura solo se non riuscissi a tornare in Tunisia, se mi fermassero i carabinieri, se mi facessero restare lontano da mia madre, dai miei genitori… Se andassi in galera senza motivo. Voglio continuare la mia vita tranquillamente però c’è un po’ di rischio con le leggi italiane, ho visto con i miei occhi dei miei amici che adesso fanno fatica, che hanno fatto dei percorsi in carcere, che si sono un po’ fregati.

In Tunisia sei libero di andare o non andare, ma se uno si trova il padre che è un maestro, o un poliziotto, che sta bene, è normale che non pensi a partire. Però se nasci in una città di merda vedi che tutti ci pensano, che tutti cercano di aiutare la propria famiglia a vivere bene. E partono in tanti, perché tante famiglie in Tunisia fanno fatica. Nella mia città ci saranno solo quattro case di gente ricca.

Non ho visto molti stranieri in Tunisia, non c’è razzismo contro di loro, noi abbiamo il razzismo contro noi stessi, capito? Non ci frega niente degli stranieri, però verso noi stessi siamo razzisti. Contro le famiglie che fanno più fatica.

Vedo sul telefono Saïed e mi dicono qualche volta anche i miei amici se in Tunisia hanno fatto qualcosa di buono, che ci sta. Infatti io finora dico che il presidente è bravo e sta facendo un buon lavoro. So dei recenti accordi tra l’Italia e la Tunisia: hanno fatto un accordo per aiutare lo sviluppo in Tunisia con dei soldi e con un po’ di posti di lavoro in Italia per i tunisini. Mi sembra una cosa buona. Però voglio dire che con il contratto o senza il contratto i tunisini ora arrivano lo stesso in Italia. Ci vediamo tutti fuori!

Se c’è controllo in Tunisia? Sì, c’è controllo: se vengono dette alla gente delle cose che non ci stanno o se vengono fatte vedere in tv delle cose che non ci stanno, capito? Quindi li prendono e questi pagano, capito, e fanno anche bene, perché ci sono dei bugiardi che parlano senza sapere un cazzo.

Dai, è tutto a posto e spero che vada tutto bene per i ragazzi tunisini e per tutti i miei compaesani.


La fotografia che accompagna questo articolo è di Fakhri El Ghezal. L’articolo fa parte di un numero speciale di Touki Bouki pubblicato nel dicembre del 2024. 32 pagine di storie di vita, analisi, fotografie, illustrazioni e cartine geografiche interamente dedicate alla Tunisia. Chi volesse riceverne una copia cartacea (fino a esaurimento copie) può farne richiesta, con un piccola donazione, scrivendo a redazione.toukibouki@gmail.com.

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